“Quando restare è cura”

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Ad oggi, i numeri di patologie correlate all’invecchiamento rappresentano una “priorità di salute” pubblica (Organizzazione Mondiale della Sanità), si parla di stime impressionanti tali da identificare a livello mondiale un caso di demenza ogni 4 secondi. 

Tali numeri rappresentano una sfida, non solo clinica ma anche sociale: da un lato, diventa sempre più complesso accogliere all’interno di strutture dedicate una popolazione fragile in costante aumento; dall’altro, le persone con demenza, pur vivendo una progressiva perdita di autonomia, faticano ad abbandonare la propria casa – spazio fisico ed emotivo che custodisce memoria, identità e sicurezza.

Per questo emerge l’esigenza di un cambiamento: passare da un modello che porta la persona “fuori” dalla propria casa ad un approccio che trasferisce la cura “dentro” casa, rendendola parte della quotidianità e non di un luogo separato.

Pertanto nasce la necessità di passare da un approccio che porta la persona “fuori” dalla propria casa ad un trasferimento della cura “dentro” casa. Da questa visione nasce “HIRO in RSA aperta” un progetto ” sperimentale  gestito dalle Residenze del Sole di Cinisello Balsamo, progettato da Cooperativa Sole in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II per la parte scientifica nello specifico dal team di lavoro della Prof.ssa Cristina Mele e Prof.ssa TizianaRusso Spena.

Questo progetto porta nelle case un piccolo compagno chiamato HIRO, un robot sociale usato per accompagnare persone con demenza moderata-grave. Il 14 ottobre 2025, presso le Residenze del Sole si è svolto l’incontro di presentazione ai familiari, al quale hanno partecipato Roberta Massi, presidente di Cooperativa Sole, Dott.ssa Nicole Zavoli, psicologa del progetto, la Prof.ssa Tiziana Russo Spena dell’Università di Napoli e l’equipe multidisciplinare delle Residenze del Sole. 

Il progetto prevede che Hiro resti in casa per 12 settimane, diventando parte della routine quotidiana. Il familiare può proporlo nei momenti di agitazione, solitudine o confusione. Parallelamente, un operatore entra nel contesto quotidiano, guida l’uso dello strumento, ne osserva l’impatto emotivo e sostiene il caregiver nel percorso.

Precedenti studi e sperimentazioni hanno già dimostrato come la terapia della bambola robotica ha contribuito a migliorare il benessere delle persone con demenza, regalando anche ai caregiver momenti di serenità, alleviando il loro carico emotivo (Mele, 2022).

Hiro rappresenta così un ponte tra ciò che si è perso e ciò che vive ancora nella persona: nella demenza la mente dimentica, ma il cuore ricorda perfettamente come si ama. L’anziano prendendosi cura di Hiro, si prende cura anche di una parte di sé che ha ancora bisogno di sentirsi capace di dare e proteggere. 

Perché a volte la cura non è portare lontano, ma restare vicino.

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