Cooperare o non cooperare? Il dilemma della fiducia negli altri

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Ragazzi di spalle che si abbracciano

Ti piace giocare? A noi di Cooperativa Sole sì, e abbiamo deciso di coinvolgerti in questo gioco.

Immagina che al tuo collega di lavoro Giorgio arrivi nella casella di posta elettronica una e-mail dal vostro datore di lavoro che recita: “Puoi dividerti 100 euro con il tuo collega. Tu sei il decisore, decidi tu quanti soldi dargli. Puoi dargli solo 1 euro e tenertene 99, puoi dargli 99 euro e tenertene 1 solo, o scegliere qualsiasi altra ripartizione. Ma c’è una regola: il tuo collega deve accettare la tua proposta di divisione per far sì che i soldi vengano recapitati, altrimenti nessuno riceverà nulla”.

Giorgio ti mette al corrente della mail, e ti propone di prendere 15 euro, e tenersene lui 85.

Tu cosa fai? Accetti?

Secondo alcuni studi, una percentuale di persone tra il 40% e il 60% rifiuta sistematicamente proposte di riparto inferiori al 20%.

Ma perché? D’altronde 19 euro sono meglio di niente, no? Questo è vero se ci poniamo nell’ottica dell’homo oeconomicus, il cui obiettivo è massimizzare la sua utilità. Ma non tutti ragionano così, in molti prevale il senso di giustizia e di equità.

Il Gioco dell’Ultimatum

Gli antropologi, studiando questo gioco chiamato in economia Gioco dell’Ultimatum, hanno scoperto un dato molto interessante: nella scelta della percentuale da ripartire, il decisore (Giorgio nel nostro esempio) è più equo nella ripartizione se nel suo lavoro è abituato a cooperare con gli altri.

Nelle comunità dove l’attività economica è di tipo individualistico, come una catena di montaggio, non viene potenziato l’atteggiamento di tipo reciprocante, e ognuno fa per sé. Al contrario, le persone abituate a cooperare nel loro lavoro, sviluppano un fondamento di tipo reciprocante e uno spiccato senso di giustizia.

Ecco perché ci piace cooperare e perché ci piacciono le cooperative!

Tu avresti accettato la proposta di Giorgio?

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