Chi l’ha stabilito che il Parco non possa essere ri-progettato a partire dal protagonismo creativo di bambine/i e anziane/i? Del resto, i bisogni dei quartieri si trasformano – basti pensare alle dimensioni dell’intergenerazionalità, dell’interculturalità e dell’inclusione – e con essi possono e devono evolvere anche gli spazi che abitiamo. Nessuno conosce questi bisogni meglio di chi quei luoghi li attraversa ogni giorno.
Domenica 28 giugno Cooperativa sociale Sole, in collaborazione con le designer Maria Tedde e Bianca Atzori, ha proposto alla cittadinanza un laboratorio di design partecipativo nell’ambito del Bolzano Bozen Social Park, coinvolgendo persone anziane e bambine/i residenti a Oltrisarco-Aslago per dare voce, attraverso il progetto, a chi vive quotidianamente il quartiere.
Il laboratorio ha preso avvio da una fase di osservazione e lettura del Parco Mignone-Rosenbach. I partecipanti sono stati invitati a guardare lo spazio con occhi nuovi, interrogandosi non soltanto su ciò che il parco è oggi, ma soprattutto su ciò che potrebbe diventare. Così, il design diventa occasione di dialogo tra persone, bisogni e luoghi.
L’obiettivo non era chiedere semplicemente ai partecipanti “che cosa vorreste nel parco?”, ma accompagnarli in un vero processo creativo. Attraverso schede di progetto, momenti di confronto e riflessione condivisa, ogni partecipante ha costruito la propria proposta, sperimentando il design come pratica di ascolto, mediazione e trasformazione.
In una fase successiva le idee hanno poi preso forma attraverso rappresentazioni visive e modelli, non come semplici elaborati creativi, ma come esito di un percorso di progettazione consapevole.
Così sono emerse proposte capaci di andare oltre il desiderio individuale, aprendosi a una visione collettiva dello spazio pubblico. «Perché non farlo attraversare da un corso d’acqua dove poter fare idroterapia?», ha proposto la signora A. «Perché non prevedere un sistema di carrucole che scende dalla montagna per portare nel parco ciò di cui i bambini hanno bisogno per giocare?», si è chiesto invece il piccolo A. Idee apparentemente visionarie che raccontano, in realtà, bisogni concreti di accessibilità, cura, gioco, relazione e benessere.
Oltre a immaginare nuovi giochi, bambine/i e anziane/i hanno ripensato il parco come una vera infrastruttura sociale: uno spazio capace di favorire l’incontro tra generazioni, il dialogo tra persone, l’inclusione e nuove forme di convivenza. Il progetto ha mostrato come il design possa diventare uno strumento per redistribuire la capacità di progettare, riconoscendo il valore dei saperi quotidiani di chi abita i luoghi e trasformandoli in conoscenza utile per immaginare il futuro della città.

In questo senso, non si tratta di “lavoretti”, ma di un vero e proprio contributo da parte di anziani/e e bambini/e a beneficio di una visione condivisa dello spazio pubblico.
Gli spunti emersi durante il laboratorio non restituiscono soltanto i desideri dei partecipanti, ma costituiscono un patrimonio di riflessioni che, attraverso il manifesto, viene condiviso con l’intera comunità e si rivolge a chi progetta e amministra lo spazio pubblico. Bambini/e e anziani/e diventano così portatori di una conoscenza situata, capace di orientare nuove visioni del parco e della città, ricordando che gli spazi pubblici non sono semplicemente luoghi da progettare, ma ecosistemi di relazioni da costruire a partire dall’esperienza di chi li vive.
Guidati da Maria e Bianca e assieme al contributo di alcuni residenti del quartiere, i partecipanti hanno dato forma a un immaginario fatto di dispositivi, gesti e possibilità che favoriscono l’incontro, il gioco e l’immaginazione. Ne emerge una visione del Parco Mignone-Rosenbach come infrastruttura relazionale: un luogo capace di generare nuove forme di socialità, rafforzare quelle già esistenti e contribuire a moltiplicare relazioni positive tra le persone, ben oltre i suoi confini fisici.
Anche questo, pensiamo, è compito di un festival dedicato alla comunità.
Foto a cura di:
Credit: Enrico Solferini e Bianca Atzori